Insiders: tra ricerca, identità e nuove visioni
Nel panorama contemporaneo della moda, dominato da grandi marchi e logiche di consumo rapido, stanno emergendo nuove voci che cercano di ridefinire il modo in cui scopriamo, interpretiamo e acquistiamo i capi. Tra queste, Insiders si distingue come un progetto editoriale indipendente fondato da Diego, nato con l’obiettivo di portare alla luce brand emergenti, raccontandone non solo l’estetica, ma soprattutto la visione, i processi creativi e i valori.
Nato inizialmente come semplice canale di condivisione e cresciuto nel tempo fino a diventare una newsletter strutturata, Insiders rappresenta oggi uno spazio di approfondimento che si muove controcorrente rispetto al rumore dei social. Attraverso un lavoro attento di ricerca e narrazione, Diego promuove un’idea di moda più consapevole, invitando i lettori a interrogarsi sul significato degli oggetti che indossano e sul sistema che li produce.
In questa intervista, scopriamo il percorso, le motivazioni e le ambizioni future dietro Insiders: un racconto che parla di passione, curiosità e della volontà di costruire un’alternativa concreta nel mondo della moda contemporanea.
Com’è nata l’idea di creare la pagina “Insiders” e qual è stato il momento in cui hai capito che poteva diventare qualcosa di rilevante?
Diego: Ho iniziato a pubblicare contenuti online perché durante gli ultimi anni delle superiori vendevo in affiliazione i capi di un brand abbastanza piccolo, per vari motivi quell’esperienza non è andata benissimo ma ha lasciato in me grande interesse e curiosità per il mondo della moda emergente. Volevo sinceramente promuovere un concetto di moda più originale e svincolato dai grandi marchi, mostrando il livello e l’unicità che moltissimi progetti sconosciuti al consumatore medio potessero raggiungere. Ovviamente con questo, volevo anche promuovere l’idea di un consumo più attento e consapevole, finalizzato all’acquisto di capi che durino a lungo nel tempo e il cui prezzo sia giustificato da qualità di materiali e lavorazioni, e non dalla riconoscibilità del marchio. Fino ai 15/16 anni, come immagino sia stato per molti miei coetanei che crescono senza conoscere questo settore, il concetto di vestiario oscillava tra i marchi fast fashion e le grandi marche riconosciute, quando mi sono reso conto che esisteva un’alternativa concreta ho scelto di provare a fare il mio piccolo per far scoprire e maturare ad altre persone un miglior ideale di moda. Per quasi un anno ho gestito un canale telegram con cui segnalavo i drop dei miei brand emergenti preferiti o alcune loro offerte, impegnandomi a costruire una piccola community. Nell’estate del 2024, dopo la maturità, ho deciso di creare un contenuto di più autentico, ricco ed approfondito. Conciliando il mio interesse e la mia curiosità verso questo mondo e la mia passione per la scrittura è nata la newsletter che è tutt’ora attiva. Ho scelto questa forma di contenuto perchè mi avrebbe permesso di scoprire e raccontare le realtà dei progetti emergenti che più mi piacevano, non più fermandomi all’estetica dei capi ma scendendo nel profondo e raccontandone anche il processo creativo e la dimensione valoriale e concettuale. La pagina è nata poco prima come canale social della community su telegram, in funzione dell’evoluzione del mio lavoro svolge ora la funzione di canale social del mio piccolo progetto editoriale. Fino ad ora non ho fatto nulla di troppo speciale, ma ho capito che Insiders aveva del potenziale e poteva diventare qualcosa di rilevante quando ho iniziato a vedere del riconoscimento da parte di utenti e lettori stessi, che mi scrivono per consigli o semplicemente per dirmi che il progetto gli piace, e anche da parte di brand o altri progetti stessi che mi invitano o chiedono se il loro lavoro possa essere raccontato nella newsletter. Su tutte, la richiesta da parte vostra di scrivere un articolo sul mio operato rappresenta il momento in cui più di ogni altro mi sono reso conto del potenziale del mio progetto.
Dietro ai contenuti che pubblichi c’è un lavoro che spesso non si vede: come organizzi la ricerca delle informazioni e quanto tempo dedichi alla creazione di ogni singola newsletter?
Diego: La ricerca delle informazioni avviene dando la priorità ai progetti che mi hanno contattato attraverso email o social, oppure sono io a ricercare e poi contattare progetti che suscitino in me interesse. Ho voluto costruire un progetto il cui contenuto principale risiede lontano dal rumore dei social, e per questo non mi piace ammetterlo, ma questi canali giocano un ruolo determinante nella mia ricerca di progetti e informazioni, sia per il lavoro dell’algoritmo che mi presenta moltissimi progetti interessanti, che per la funzione di canale di comunicazione che giustamente svolgono per i brand. La ricerca si sposta poi sugli altri spazi digitali dei vari progetti (sito web, altri contenuti online), sui capi, da quelli usciti più recentemente alle prime collezioni, e si concentra poi nelle risposte del team, dei founder o del direttore creativo alle mie domande. Scelgo volutamente di riportare domande e risposte in modo letterale, affinché i lettori possano distinguere la mia penna da quella di chi rappresenta il progetto, e siano in grado di entrare in contatto in modo genuino e autentico con la visione del brand in esame, senza che le risposte vengano snaturate da mie personali rivisitazioni. Ogni numero della newsletter mi impegna dalle due alle tre ore tra scrittura, ricerca supplementare e correzioni per il corpo principale, tempo variabile in base al materiale e alle risposte che mi vengono fornite, ed un altro ammontare di tempo più o meno analogo per la parte dedicata alle migliori uscite della settimana, poiché anche questa passa da ricerca, domande e scrittura. Non è moltissimo ma a volte non è facile conciliare il tempo da dedicare ad Insiders con l’orario lavorativo e delle lezioni universitarie, anche considerando la ricerca generale e la successiva scrematura di progetti e uscite che avviene quasi quotidianamente ed è fondamentale per la costruzione ogni numero.
Qual è il contenuto o la storia che hai raccontato su “Insiders” che ti ha colpito di più personalmente, e perché?
Diego: Ad oggi il numero che ho scritto che più di tutti mi ha lasciato qualcosa è quello in cui il protagonista è We Like Noise (Insiders #84). Questo progetto mi ha davvero colpito per il legame che vige tra tutti i suoi capi sia sul piano materiale che su quello concettuale, e per la connessione profonda tra questi e i concept delle collezioni ed il sistema di valori del brand. Il materiale e le risposte fornitemi mi hanno permesso di conoscere, ed in seguito raccontare, un brand emergente e d’avanguardia con intenzioni ed ideali che molto raramente ho visto così definiti e autentici. We Like Noise dona assoluta centralità all’essere umano e al tempo inteso come valore, si impegna per mettere la sostenibilità al centro del suo operato e vuole normalizzare l’idea che un capo abbia peso e significato sociale e creativo, pilastri che ho trovato di grandissimo valore e che credo debbano essere la base della rivoluzione che il settore moda dovrà attraversare nei prossimi anni.

Nella tua pagina dai spazio anche a brand emergenti: cosa cerchi in un progetto per decidere di raccontarlo e quali consigli daresti a chi vuole farsi notare oggi?
Diego: Quando analizzo un progetto con l’intenzione di raccontarlo mi focalizzo sempre su unicità, comunicazione ed intenzione. Premetto che la mia visione è estremamente soggettiva, ma credo che un progetto meriti di essere raccontato quando ha qualcosa da raccontare. Cerco unicità o particolarità sul piano estetico e materiale ma anche per quanto riguarda i concept dei capi, delle collezioni o del brand in generale, il mercato dell’abbigliamento è estremamente saturo da tempo, per questo mi interrogo su cosa renda unico un progetto rispetto alla folta concorrenza. La comunicazione sui social, nel linguaggio utilizzato e nella configurazione degli spazi fisici e digitali di un brand aiuta molto a capire quanto sia curato e cosa e come voglia comunicare. Con Insiders voglio aiutare i brand emergenti che credo meritevoli secondo la mia lente soggettiva nel far arrivare a più persone quello che hanno da dire, e almeno a prima vista, una comunicazione curata mi fa pensare che un brand abbia davvero qualcosa da dirci. Per quanto riguarda l’intenzione, voglio che ognuno dei numeri che scrivo racconti un progetto concreto, autentico e genuino, non cerco brand che abbiano come unico fine l’utile economico o il miglior posizionamento dominante sul mercato, ma che abbiano un perchè, che vogliano realizzare una visione attraverso il lavoro, e le cui opere abbiano un significato. Non credo di avere l’età né tanto meno l’esperienza per poter dare un consiglio che influenzi in modo determinante il lavoro di qualcuno, ma se c’è una cosa che per me vale davvero è proprio l’intenzione, non solo per come il nostro lavoro possa venir percepito dagli altri, ma anche per come poi questo si rapporterà con noi stessi. Interrogarsi e mettersi in discussione sul proprio perché aiuta ad evolversi e nei momenti difficili aiuta a tenere duro, credo che il modo migliore per far percepire il valore di un progetto stia proprio in questo, non portare avanti qualcosa solo perché ci piace e senza avere le idee chiare, ma avere una reale intenzione su cui basare il proprio operato.
Quanto conta per te la sostenibilità quando scegli di raccontare o supportare un brand emergente su “Insiders”?
Diego: L’attenzione alla sostenibilità è uno dei pilastri fondamentali che ha dato vita al mio piccolo progetto editoriale. Il punto centrale dell’intero progetto è quello di promuovere un nuovo concetto di moda, incentivando abitudini di consumo lontane dal fast fashion e dai grandi marchi di cui paghiamo più il brand che il capo in sé, offrendo i brand emergenti come alternativa. “Compra meno, compra meglio” , frase che è diventata una specie di slogan per Insiders, vuole promuovere maggiore consapevolezza nei propri acquisti, invitando a rivalutare le proprie scelte prediligendo capi di migliore qualità e destinati a durare anni. In ogni numero chiedo sempre al fondatore/direttore creativo del progetto in esame di raccontare il suo rapporto con la sostenibilità e le strategie applicate per mitigare l’impatto ambientale delle produzioni. Lo ritengo necessario al fine promuovere l’idea che la sostenibilità non possa essere solo un qualcosa in più, ma debba essere un pilastro fondamentale, la prima cosa da considerare prima di qualsiasi produzione e valore centrale per ogni progetto.
Come immagini il futuro di “Insiders”? Hai nuovi progetti o direzioni che ti piacerebbe esplorare?
Diego: Ho tantissimi progetti che vorrei collegare a quello di Insiders, ad oggi purtroppo non potendo dedicare molto tempo al progetto non ho modo di lavorare per svilupparli, ma penso molto a cosa vorrei realizzare in futuro. Per ora gestisco Insiders completamente in autonomia ma in un futuro più o meno prossimo mi piacerebbe arrivare ad avere una vera e propria redazione, per poter parlare in modo più dettagliato e approfondito di più progetti e più uscite ed ampliare la visione del progetto svincolandolo dalla mia soggettività. Mi piacerebbe arrivare ad un pubblico tale da poter ottenere degli sponsor affini al sistema di valori di Insiders o comunque rendere il progetto economicamente sostenibile, per poter pagare possibili futuri membri della redazione e poter investire nella sua crescita. Occasionalmente in futuro sarei entusiasta di realizzare una raccolta di numeri di Insiders in formato cartaceo, chiaramente da prodursi solo su ordinazione e con carta riciclata, per trascendere dalla semplice dimensione digitale che ha oggi e renderlo qualcosa di tangibile. Il prossimo obiettivo è quello di costruire una community sempre più attiva e numerosa intorno al progetto, consolidando e ampliando il pubblico continuando a promuovere un ideale di moda più consapevole e sostenibile. Il futuro poi, è tutto da scoprire.