HOODED : l’evoluzione consapevole dell’outerwear

HOODED : l’evoluzione consapevole dell’outerwear

Hooded MYV è un brand italiano fondato da Andrea Cella, designer che
abbiamo avuto il piacere di conoscere in occasione di Denim Première
Vision. La sua visione e la sua personale reinterpretazione dell’outerwear e
del performance wear ci hanno colpite per coerenza, ricerca e innovazione.
Abbiamo scelto di intervistarlo per approfondire la sua realtà, il percorso che ha portato alla nascita del brand e i valori che ogni giorno guidano la progettazione e lo sviluppo dei suoi prodotti.

Qual è il significato del nome Hooded MYV e in che modo racchiude l’identità e la visione del brand?                                                   

Andrea: Il nome Hooded MYV riprende il concetto di guscio come simbolo di adattabilità e protezione, che si riflette sia nella costruzione dei cartamodelli sia nell’utilizzo di materiali differenti.
Inoltre, rappresenta un forte rimando al primo prodotto che abbiamo sviluppato, in particolare alla felpetteria, che rappresenta una parte fondamentale del nostro percorso. “MYV”, invece, è un elemento che portiamo con noi dal brand precedente ed è legato allo slogan “Make Your Vision”. Questo si collega il nostro approccio al craftsmanship e alla volontà di inseguire ciò in cui crediamo, seguendo i nostri valori.
Il nostro obiettivo è differenziarci attraverso l’uso dei materiali, il taglio, la confezione e la cura di ogni singolo dettaglio, rendendo ogni capo unico. Questo concetto rappresenta la base del progetto iniziale, che abbiamo poi mantenuto e riadattato durante il rebranding in una chiave diversa, più innovativa e legata a ciò che per noi rappresenta il nuovo.

Che ruolo hanno i materiali nella costruzione dell’identità di Hooded MYV? La ricerca tessile è un punto di partenza o uno spazio di sperimentazione continua?


Andrea: I materiali hanno un ruolo fondamentale, perché lo stesso cartamodello, realizzato con tessuti diversi, può dare vita a un prodotto completamente differente. La ricerca tessile è un elemento che conferisce innovazione: anche quando il design presenta tagli non convenzionali, sono i materiali a elevare il capo, guidandolo verso uno step successivo. Senza una certa tecnicità del materiale, infatti, il rischio è di avere un prodotto piacevole da vedere ma che non rende allo stesso modo una volta indossato. Proprio per questo il loro ruolo è cruciale e spesso il processo è un equilibrio, direi quasi un 50 e 50. In alcuni casi si parte dal design e si individua successivamente il materiale più adatto; in altri, soprattutto quando si lavora su design continuativi, si parte da un materiale specifico per capire quale resa può avere sul prodotto.
In generale, abbiamo sempre un’idea di prodotto molto chiara dal punto di vista del design, che si basa anche su un archivio interno. Questo significa che raramente si parte esclusivamente dal materiale per costruire un capo da zero. Spesso, si sviluppa una nuova costruzione oppure si riprende un design già approvato, individuando il materiale più adatto per valorizzarlo.
Per questo motivo, il materiale non rappresenta mai lo step iniziale in senso assoluto: è piuttosto un punto di svolta nel processo, capace di definire e trasformare il risultato finale.

Il denim che ruolo ha all’interno di Hooded MYV? Lo consideri un materiale da reinterpretare, da decostruire o da mettere in dialogo con il performance wear?


Andrea: All’interno di Hooded MYV il denim è un materiale per cui nutriamo un grande rispetto, perché è molto complesso da reinterpretare: ha regole piuttosto canoniche, sia nelle lavorazioni sia nel taglio, fino alle macchine con cui viene assemblato. Nonostante finora sia stato utilizzato in modo limitato, è un prodotto che ci ha dato molto, perché siamo riusciti a interpretarlo in una chiave personale senza snaturarlo.
Abbiamo lavorato su cuciture pensate per integrarsi in modo coerente con il materiale, introducendo allo stesso tempo lavorazioni come incollaggi e stampa laser. Non siamo stati i primi a utilizzare queste tecniche, ma siamo riusciti a declinarle con un linguaggio nostro, affiancando il denim a materiali come pelle e suede, che secondo noi amplificano il potenziale. Spesso il denim viene utilizzato solo per piccoli dettagli, mentre crediamo possa avere un ruolo molto più centrale.
Guardando al futuro, è un materiale che ha aperto una strada importante nel nostro percorso, aiutandoci a sviluppare capi con un approccio più tecnico ma pensati anche per il lifestyle quotidiano. L’obiettivo è rendere tecnico qualcosa che rimanga comunque facile da indossare tutti i giorni, come nel caso delle nostre giacche: capi che utilizziamo personalmente nella quotidianità e che mantengono un forte legame con il mondo tecnico pur restando versatili.


Che ruolo ha la sostenibilità nel tuo brand? È un valore fondante, una responsabilità o una pratica che si evolve insieme al progetto?


Andrea: La sostenibilità è oggi qualcosa di quasi fondante. Credo che per i nuovi progetti che entrano sul mercato sia una responsabilità lavorare su aspetti che in passato sono stati talvolta trascurati, quindi per noi rappresenta sia un dovere sia un valore molto importante a livello personale e progettuale. In parte è anche più semplice, perché lavorando su quantità basse gli sprechi si riducono e diventa più gestibile il riutilizzo dei materiali o la loro conservazione a stock. Questo approccio può trasformarsi anche in un valore aggiunto: la ricerca di materiali già esistenti o rimasti a magazzino permette di scoprire soluzioni interessanti, che magari non sarebbero state producibili in grandi quantità o sarebbero risultate troppo complesse o costose da sviluppare diversamente.
Guardando al futuro, sarà fondamentale mantenere questo approccio anche con la crescita del brand. È chiaro che più aumenta la produzione, più diventa complessa la gestione degli sprechi, quindi tutto si gioca sulle proporzioni. Tuttavia, se si parte da basi solide e da una mentalità sostenibile, questo atteggiamento tende a rimanere e a guidare le scelte anche quando il progetto scala, permettendo di continuare a dare valore a ogni fase del processo.


C’è un capo o una collezione che consideri particolarmente rappresentativa dell’identità di Hooded MYV? Perché? 

Andrea: Personalmente credo che uno dei capi più rappresentativi dell’identità di Hooded MYV sia il Round Puffer, il piumino trasformabile in zaino. È un prodotto che esprime pienamente il nostro approccio al design: proporre una forma distintiva e riconoscibile, qualcosa che difficilmente si potrebbe trovare altrove. A un’estetica non convenzionale affianchiamo una forte ricerca tecnica. Utilizziamo materiali altamente performanti, come microcanvas resinati con finissaggi water resistant e water repellent. L’imbottitura è in piuma d’anatra, scelta per garantire elevate prestazioni termiche e leggerezza. L’elemento più innovativo è la doppia funzionalità: il capo si trasforma in zaino senza l’aggiunta di componenti esterni. Si tratta di un prodotto brevettato, che rappresenta per noi un valore concreto di innovazione certificata. In questo equilibrio tra design distintivo, ricerca sui materiali e funzionalità si riflette pienamente l’identità di Hooded MYV.

Cosa significa oggi, per te, “ripensare” il modo di fare moda?

Andrea: Dal mio punto di vista, più che un concetto astratto, ripensare il modo di fare moda significa partire da qualcosa di autentico. La cosa di cui sono più fiero del lavoro che facciamo in Hooded MYV è che tutte le persone coinvolte, nelle diverse aree di specializzazione, contribuiscono portando qualcosa di reale e vissuto. Non si tratta solo di vestiti, ma anche di comunicazione e di valori. Siamo persone legate al mondo dello sport, che però lo vivono in modo dilettantistico, appassionate di fashion, attente all’ambiente e interessate a capire cosa c’è dietro un processo produttivo. Tutto questo si riflette naturalmente nella nostra visione e penso che chi osserva i nostri capi possa percepire questi valori, perché sono gli stessi in cui crediamo ogni giorno.
Penso che questo sia il modo più importante per approcciarsi a un mercato oggi molto saturo: essere coerenti e trasparenti rispetto a ciò che si è davvero. Fare moda oggi è molto diverso rispetto al passato; oggi chiunque ha la possibilità di comunicare e proprio per questo diventafondamentale trasmettere in modo chiaro ciò che si vive e ciò in cui si crede. Per me, quindi, ripensare la moda significa costruire un progetto che sia coerente con la propria identità, capace di unire prodotto, comunicazione e valori in modo sincero e riconoscibile.

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