Rinascere in polvere: il caso Pulvera
Nel cuore della Brianza manifatturiera prende forma Pulvera, una realtà nata per dare nuova vita agli scarti tessili e trasformarli in materiali di valore.
Fondata da Eleonora e Beatrice Casati, la start up si inserisce nel solco della tradizione familiare di Casati Flock & Fibers, reinterpretandola in chiave sostenibile e tecnologica.
Abbiamo incontrato Eleonora, giovane imprenditrice brianzola e mente creativa dietro questa rivoluzione “polverosa”, per farci raccontare come è nata l’idea di sviluppare Pulvera, quali limiti del riciclo tessile l’hanno spinta a innovare, e quali sfide e decisioni hanno segnato il percorso di una start up che trasforma lo scarto in opportunità.
1. Perché è nata la necessità di sviluppare Pulvera come spin-off di Casati Flock & Fibers?
Eleonora: Casati Flock & Fibers è un’azienda con una lunga tradizione e un solido core business legato alla produzione di flock, ovvero polveri tessili trattate chimicamente. Già da tempo erano attivi progetti orientati al riciclo, come la realizzazione di flock a partire da scarti tessili anziché da materiali vergini.
Negli ultimi anni, l’introduzione di nuove normative e la crescente attenzione dei brand verso la sostenibilità hanno determinato un aumento significativo dei progetti di riciclo tessile. Da questa evoluzione è nata l’esigenza di creare una nuova divisione aziendale, capace di operare con un modello di business distinto e più flessibile.
Pulvera rappresenta quindi la volontà di dare vita a una realtà autonoma, caratterizzata da una visione innovativa, pur mantenendo il know-how e l’esperienza maturata da un’azienda che opera da oltre settant’anni.
2. Quale vuoto o limite nel riciclo tessile vi ha convinto che serviva una tecnologia come la vostra?
Eleonora: La tecnologia di polverizzazione, rispetto ai metodi di riciclo tradizionali, permette di trattare scarti tessili che altre tecnologie non sono in grado di gestire. In un certo senso, la polverizzazione riesce ad agire dove le tecniche convenzionali non arrivano o non risultano applicabili. Questo processo risponde inoltre a due esigenze fondamentali del settore: la gestione dei materiali misti e la riduzione dei costi. Infatti, il riciclo tramite filo riciclato comporta spesso costi elevati, mentre l’impiego di scarti tessili polverizzati consente di ottenere materiali performanti a costi più competitivi.
3. Quando avete capito che era il momento giusto per lanciare una start-up? Ci sono stati segnali dal mercato o dal quadro normativo che vi hanno incoraggiato?
Eleonora: La decisione è maturata in seguito a diversi segnali, provenienti sia dal mercato sia dal quadro normativo. Da un lato, la crescente domanda di soluzioni sostenibili; dall’altro, le nuove direttive europee — in particolare la Responsabilità Estesa del Produttore — che obbligano le aziende a farsi carico dei propri scarti tessili, trovando loro una seconda vita.*
Pulvera è nata come risposta a questa esigenza, ma anche come opportunità per ampliare il campo d’azione dell’azienda madre, consentendole di collaborare a progetti in ambiti nuovi, come il design, l’edilizia e l’architettura, oltre alla moda e al packaging.
4. Quali dubbi o paure avete dovuto affrontare all’inizio di questo percorso imprenditoriale?
Eleonora: All’inizio, una delle principali difficoltà è stata la mancanza di una formazione specifica o di esperienze dirette nel settore industriale. Pur essendo cresciuta in una famiglia legata all’azienda, non avevo mai partecipato ai processi produttivi né conoscevo nel dettaglio la dinamica industriale.
Un’altra sfida è stata la scelta di abbandonare un percorso professionale già avviato — dopo una laurea in Linguaggi dei Media e un master in Moda a Parigi — per intraprendere un progetto imprenditoriale completamente nuovo. Tuttavia, ho deciso di seguire le mie intuizioni, forte della consapevolezza di rispondere a un bisogno reale del mercato e potendo contare su una base solida di competenze familiari e aziendali.
5. Come si è trasformata l’idea iniziale in un approccio che non solo ricicla, ma trasforma lo scarto in risorsa creativa?
Eleonora: Inizialmente l’obiettivo era reinserire lo scarto tessile polverizzato all’interno delle filiere produttive, senza un particolare focus sull’aspetto creativo. Con il tempo, però, abbiamo compreso l’importanza di mostrare le potenzialità estetiche e funzionali della polvere tessile, avvicinandoci così a un approccio più sperimentale e innovativo.
Più che di creatività, si può parlare di innovazione applicata: la polvere tessile, infatti, può offrire prestazioni fisiche simili o pari rispetto ai materiali vergini, diventando una vera risorsa progettuale.
6. Guardando indietro alla nascita di Pulvera, qual è stato l’episodio o la decisione più determinante che ti ha fatto dire: ‘Sì, questa è la strada giusta’?
Eleonora: Il momento decisivo è stato quando un importante brand di moda ha scelto di affidarsi alla nostra ricerca e al nostro know-how, commissionandoci cinque progetti di sviluppo dedicati alla valorizzazione e all’implementazione dei propri scarti tessili.
In uno di questi progetti, ad esempio, siamo riusciti a sostituire completamente il flock vergine utilizzato nel packaging con flock derivato dai loro stessi scarti. È stato un segnale concreto: non servono necessariamente idee rivoluzionarie, ma risultati misurabili e soluzioni efficaci, in grado di generare valore e di contribuire realmente agli obiettivi di sostenibilità dei brand.