FUORIMODA!
La bibbia più scomoda della moda responsabile.
A settembre 2024, Matteo Ward pubblica FUORIMODA! – un’opera che possiamo definire senza esitazione la nuova bibbia della moda responsabile. Un libro che non si limita a denunciare, ma ci obbliga a riflettere in profondità sul nostro ruolo all’interno del sistema moda.
Iniziamo col porci una domanda fondamentale: perché c’è la necessità di fuorimoda?
Perché non siamo soltanto consumatori o target di mercato. Siamo persone che ogni giorno compiono scelte. E queste scelte – anche quelle che ci sembrano insignificanti, come l’acquisto di un capo – generano conseguenze tangibili sul nostro futuro, sul pianeta, sulla dignità di altre vite umane.
Nella premessa del libro Ward specifica che il termine sostenibilità è un concetto legato alla ricerca di equilibrio, essere sostenibili significa infatti essere in equilibrio con la biosfera e farsi che le nostre azioni siano in equilibrio con la rigenera abilità delle risorse. Per questo motivo oggi dirsi sostenibili vivendo in un sistema complesso come quello della società odierna non è possibile. Si può attendere alla sostenibilità assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, per garantire alle generazioni future la varietà del mondo in cui viviamo.
Ward compie un passo indietro nel tempo e ci porta nella Francia del XVII secolo. È proprio alla corte di Luigi XIV, il Re Sole, che nasce uno dei primi meccanismi di consumo ciclico: l’introduzione delle “stagioni” della moda. Due collezioni annuali (primavera/estate e autunno/inverno) imposte alla nobiltà per alimentare l’economia di stato. È lì che affonda le radici l’attuale concetto di obsolescenza programmata, un dispositivo che oggi domina non solo il settore della moda, ma ogni aspetto del nostro quotidiano.
Tutto questo ha portato a un sistema degenerativo che non riesce più a reggere. Le aziende dovrebbero cominciare a transitare dal fashion centrismo all'eco centrismo, senza valutare in base al proprio attorno conto finanziario ma in relazione al valore che si può generare per la società e per l’ambiente.
FUORIMODA! non è una semplice analisi, né un manuale operativo. È un percorso narrativo che accompagna il lettore verso una crescente consapevolezza, culminando in una riflessione finale tanto lucida quanto destabilizzante. Nel corso del libro Ward individua i quattro momenti chiave che hanno portato alla situazione attuale: l'invenzione delle collezioni stagionali nella Francia del XVII secolo, lo sfruttamento sociale e ambientale della rivoluzione industriale, l'invenzione delle fibre artificiali e sintetiche tra il XIX e XX secolo, l'impiego di fibre sintetiche e la crescita del ruolo della comunicazione e del marketing nella seconda metà del XX secolo.
Dopo aver mostrato una panoramica generale riguardo l’insostenibilità dell’industria, spicca la riflessione sulla distanza demografica come distanza emotiva. La maggior parte di noi non ha mai visitato le realtà produttive del Bangladesh, dell’America Latina o del Sud-est asiatico. Ward sì. Ha incontrato persone, ascoltato storie, raccolto testimonianze che ci mettono di fronte a una verità scomoda: se non possiamo fisicamente avvicinarci a queste realtà, dobbiamo farlo almeno con la mente e con il cuore.
Informarsi, studiare, acquisire consapevolezza, agire, anche in piccolo perché la moda riguarda tutti, ogni giorno apriamo l’armadio e ci vestiamo.
Una delle domande più frequenti che emergono di fronte a questi temi è: come conciliare l’etica con il desiderio estetico, sociale e culturale che la moda inevitabilmente rappresenta?
Ward non elude la questione. Al contrario, la affronta con chiarezza: un prodotto non può dirsi completo se risponde soltanto a una funzione. Studi filosofici e di design ci ricordano che è fondamentale considerare anche la forma e il processo. È in questo equilibrio che si colloca la moda sostenibile. E sì, esistono brand che incarnano pienamente questi valori.
Ma ciò che davvero conta – e su cui il libro insiste – è la nostra capacità di prolungare nel tempo il piacere d’uso dei capi che possediamo. La sostenibilità non risiede nell’acquisto compulsivo di capi green, bensì nell’imparare ad apprezzare ciò che abbiamo, instaurando con i nostri vestiti un rapporto più stabile, duraturo e rispettoso, anche perché niente è realmente Fuorimoda!